domenica, 05 ottobre 2008
Sei morti di lavoro in un giorno. E Veltroni dopo la rottura Cgil “media” con la Marcegaglia
La valanga degli omicidi continua. Il Pd non fa opposizione neanche su questi temi, ma corre in Confindustria per evitare il conflitto
Sei i morti sul lavoro in una solo giornata, questo è il drammatico bilancio. Tre operai, due calabresi di 26 e 49 anni e un napoletano di 45, sono deceduti mentre lavoravano su una piattaforma aerea all'interno di un cantiere per la costruzione della Variante di Valico
La piattaforma, a circa 40 metri di altezza, ha ceduto e i tre operai sono precipitati, perdendo la vita e facendo salire a sei le vittime nei cantieri per la Variante di Valico, il nuovo tratto della Bologna-Firenze in costruzione sull'Appennino dal 2001.
Continua a riproporsi drammaticamente e quotidianamente il grave problema degli omicidi sul lavoro, proprio in questi giorni a Bologna era stato firmato un accordo per incentivare la sicurezza sul lavoro nei lotti della Variante di Valico della A1. Promosso dalla Provincia di Bologna, porta le firme delle società committenti, di Autostrade per l'Italia, delle società esecutrici, dei sindacati e dell'Inail. Ma la realtà dei fatti dimostra che non basta.
Ogni morte sul lavoro è «una grande tragedia» ha sottolineato il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia la quale, proprio lei, chiede che vengano applicate le leggi. Dura la replica di Gianni Pagliarini del Pdci, «è surreale apprendere che la massima dirigente del mondo delle imprese, Emma Marcegaglia, chiede l’applicazione delle leggi approvate dal Parlamento contro gli infortuni. Confindustria avversò sei mesi fa il nuovo Testo Unico sulla sicurezza contestandone gli aspetti sanzionatori, ha lavorato quotidianamente per non applicarlo e ha ricevuto il plauso dell’attuale ministro del Lavoro Sacconi».
E sul fronte contratti sempre la Marcegaglia prosegue nel suo affondo contro la Cgil. La novità, se così si può definire, il ruolo di mediatore e interlocutore che il leader del Pd sta cercando di ricavarsi. Dopo aver incontrato il presidente di Confindustria per cercare di riallacciare il dialogo con la Cgil, Veltroni ha affermato che «una rottura sarebbe un danno per il Paese». Prossimo passo l'incontro di lunedì al quartier generale del Pd, dove si siederanno al tavolo Epifani, Bonanni e Angeletti.
Ma il giovedì nero ha riguardato anche Genova, Perugia e Sesto Fiorentino. Un operaio è caduto in un pozzo per l'estrazione di biogas nella discarica di Scarpino, a Genova. Un operaio che stava lavorando all'interno di un capannone nella zona industriale di Torgiano, in provincia di Perugia è stato travolto da un carro-ponte utilizzato di norma per spostare grandi carichi. Un operaio è morto e due sono rimasti feriti nei pressi di Sesto Fiorentino mentre lavoravano su un carrello per la manutenzione della linea aerea ferroviaria. Infine, è in coma con un trauma cranico commotivo e diverse altre lesioni un operaio di 42 anni di Oria, in provincia di Brindisi. E' caduto da una impalcatura a una altezza di circa 10 metri in un cantiere edile.
11:06
Scritto da: sinistra1945
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mercoledì, 01 ottobre 2008
«Ammazziamoli tutti». A Pianura la folla attacca gli immigrati dopo manifestazione antirazzista
Due feriti e intervento della polizia. Jervolino, «fermare l'onda di intolleranza. Napoli, città civile, la rifiuta»

Momenti di tensione e di ordinaria, selvaggia barbarie, ben al di là dei confini della legalità e del comune senso di civiltà e convivenza, sono avvenuti a Pianura, grande centro alla periferia di Napoli, ad opera dei cittadini residenti nel quartiere
Un corteo antirazzista, organizzato dagli immigrati svoltosi in modo del tutto pacifico ha dovuto vivere, malgrado organizzatori e partecipanti, uno scandaloso epilogo, con un gruppo di cittadini di Pianura, residenti del quartiere che hanno aggredito i manifestanti. Un gruppo di donne ha spostato alcuni cassonetti dei rifiuti, bloccato gli immigrati, dando vita al caos: un giornalista de Il Napoli, Arnaldo Capezzuto, è stato picchiato dai residenti perché accusato di essersi schierato con gli immigrati ed un uomo di colore, con regolare permesso di soggiorno per gravi motivi di salute, che si stava recando in una struttura sanitaria per sottoporsi a dialisi, è stato spinto a terra. Il tutto in una cornice di scritte sui muri che recitano «Negri morte» e «Sporco negro» e ancora «Negro di merda», e urla isteriche di uomini e donne che precisano: «Non siamo razzisti però l'amma accidere».
Durissimo il commento del sindaco di Napoli, Rosa Russo Jervolino secondo la quale un tale clima di intolleranza non è degno di una società civile.
Ma come è nato tutto questo? Si parte, innanzitutto, da una condizione di enorme disagio abitativo e sociale, all'interno del quale la guerra tra poveri è di una sconcertante quotidianità. Ma qui c'è dell'altro. I tanto vituperati immigrati sono circa duecento, di cui molte donne e bambini, per lo più provenienti dalla Costa D'Avorio e dal Burkina Faso, la maggior parte clandestina, che lavora nei cantieri abusivi, senza sicurezza, senza garanzie, per una paga da fame. Da almeno quindici anni alloggiano in un palazzo fatiscente, perché pericolante dal terremoto del 1980, in via dell'Avvenire. E in quindici anni non c'erano mai stati grandi problemi. Tutto è cominciato cinque giorni fa, con la rottura ad una conduttura dell'acqua che ha provocato un avvallamento stradale proprio in via Dell'Avvenire. Non dimentichiamo che parliamo di un quartiere povero, terra di camorra, che già a febbraio diede vita ad una ambigua rivolta contro la riapertura della discarica, anche in quell'occasione poco spontanea, molto ben orchestrata. E la storia forse si ripete, torna una regia occulta dietro queste sollevazioni popolari che di popolare hanno ben poco, ma di chi? Politica? Affari e speculazioni?
Noi torniamo ai fatti. Le giornate precedenti il corteo ci lasciano intravedere delle anomalie, se così le vogliamo chiamare. Dopo l'interruzione, della fornitura idrica dovuta ad un guasto o per rottura dolosa, «si è sparsa la voce in zona che “qualcosa accadrà durante la partita Napoli-Palermo”», raccontano i mediatori culturali intervenuti per tutelare gli immigrati. E' infatti proprio durante la partita che un gruppo di cittadini danno il via alla protesta, chiedendo lo sgombero degli immigrati.
Dietro tutta questa operazione aleggia lo spettro, ancora da provare, di una grande speculazione finanziaria ed edilizia, vista la possibilità che dietro lo sgombero ci siano una serie di interessi legati alle opere di riqualificazione del quartiere, quantificate in diversi milioni di euro e non sarebbe la prima volta che interessi di imprenditori edili si allaccino ad interessi politici. Il ministero ha stanziato 8 milioni di euro per il Contratto di Quartiere, un progetto di riqualificazione degli edifici storici. Via Trencia, via dell’Avvenire e altre zone già sgomberate rientrano in questo programma, e in quest'ottica farebbe comodo a molti vedere sgomberate le zone restanti. Un altro fatto? A guidare i dimostranti c'era Pietro Diodato, consigliere regionale di Alleanza Nazionale ed originario di Pianura.
12:50
Scritto da: sinistra1945
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Base Vicenza, area «disponibile» per gli Usa
Così il Governo vuole rendere «inutile» il referendum popolare
Area «nella disponibilità degli Stati Uniti», così il commissario di Governo Paolo Costa ha annunciato che il contestato aeroporto Dal Molin
verrà messo a disposizione degli Usa . A pochi giorni dal referendum popolare, che si svolgerà il 5 ottobre, indetto dal sindaco Achille Variati in cui si chiede testualmente alla popolazione se è favorevole «alla adozione da parte del Consiglio comunale di Vicenza di una deliberazione per l'avvio del procedimento di acquisizione al patrimonio comunale, previa sdemanializzazione, dell'area aeroportuale “Dal Molin” - ove è prevista la realizzazione di una base militare statunitense - da destinare ad usi di interesse collettivo salvaguardando l'integrità ambientale del sito», arriva la dichiarazione di Costa.
Per cui via libera ai contestati lavori per l'ampliamento della base americana Ederle 2 di Vicenza e referendum, secondo le stesse parole del commissario di Governo «inutile». Infatti nonostante lo scalo resti nel demanio italiano sarà ceduto all'amministrazione Usa che potrà procedere con i lavori che si concluderanno nel 2010 per una spesa di 310 milioni di euro. Ecco come viene rispettata la volontà dei cittadini...
12:40
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sabato, 27 settembre 2008
A Crotone case e scuole costruite con materiali altamente tossici
Mercurio e arsenico nei componenti. La magistratura indaga per disastro ambientale e associazione a delinquere. Rifiuti cancerogeni ritrattati e poi impiegati in edilizia

Se a Napoli il problema rifiuti persiste da anni e dall'industriale nord al sud quello dello smaltimento dei rifiuti tossici è un vero buisness
a Crotone per disfarsi delle scorie nocive si è sperimentato un metodo alternativo, quanto pericoloso e criminale.
Almeno 350 mila tonnellate di materiale contenente arsenico, zinco, piombo, indio, germanio e mercurio sarebbero state utilizzate come materiale edilizio per la realizzazione a Crotone e Cutro di strade, parcheggi, villette, una banchina del porto, case popolari ed addirittura scuole. A seguito delle indagini della procura della Repubblica di Crotone, iniziate 9 anni fa e coordinate dal sostituto procuratore Pierpaolo Bruni, sette persone, tra cui tre funzionari dell’asl regionale, sono indagate per associazione a delinquere, smaltimento illegale di rifiuti pericolosi e disastro ambientale. Inoltre sono state poste sotto sequestro 18 aree ubicate nelle zone tra Crotone, Cutro e Isola Capo Rizzuto in cui sarebbero stati sotterrati materiali di scarto altamente pericolosi che dovevano essere smaltiti in discariche specializzate. Invece purtroppo migliaia di tonnellate di tali scorie sono diventate materia per costruire alloggi e scuole, luoghi dove le persone vivono per molte ore al giorno, esposte quindi ad agenti tossici pericolosissimi per la salute. Un rischio a cui da anni sono esposti i bambini di due scuole elementari di Crotone e i ragazzi di un istituto tecnico di Cutro, che giocano in piazzali di arsenico, mercurio e quant'altro. Il sostituto procuratore Pierpaolo Bruni ha spiegato come il materiale sequestrato e che è stato fatto esaminare da esperti qualificati «è risultato altamente tossico e cancerogeno, tanto da poter provocare il cancro nell’uomo».
Continuano le indagini sulle ditte che avevano un “esclusivo” rifornimento di materiale, che altro non era che lo scarto industriale, una miscela di rifiuti speciali e scorie tossiche (fra cui la loppa d'altoforno realizzata dall'Ilva di Taranto), dalla Pertusola Sud di Crotone, industria chiusa negli anni '90. Sono anche in corso accertamenti per chiarire i rapporti di queste aziende con le amministrazioni locali e la 'ndrangheta, che da sempre detiene il controllo dello smaltimento illegale dei rifiuti tossici. Il caso di Crotone è solo la punta di un iceberg infatti, che vede da anni imperversare l'illegalità nei campi, soprattutto dell'edilizia e dello smaltimento rifiuti, un'illegalità che diventa un vero e proprio pericolo per la vita dei cittadini.
Per fronteggiare quella che è un'emergenza sanitaria la Regione ha istituito una task force di esperti che avvieranno un'indagine epidemiologica sulla popolazione interessata, a cominciare dai bambini, individueranno le misure urgenti per ridurre qualsiasi rischio per la popolazione ed eventuali danni dubiti dalle persone esposte alle scorie.
«Quanto scoperto nell'indagine della Questura di Crotone - ha dichiarato Antonino Morabito, presidente di Legambiente Calabria - dimostra la pericolosità di un fenomeno che ha assunto nel tempo i caratteri di una vera e propria emergenza ambientale. Anche in Calabria, come già appurato sulla famigerata autostrada Salerno-Reggio Calabria, costruire abitazioni o strade con scorie tossiche è diventata una prassi che sempre più spesso viene utilizzata da imprenditori senza scrupoli, spesso avallata dalla negligenza di coloro che dovrebbero tutelare l’ambiente e il territorio».
22:13
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Epifani, «se le cose non cambiano andremo allo sciopero generale di tutta la scuola»
La Cgil manifesta in 150 piazze in tutta Italia. In più di 10 mila solo a Roma

Da Piazza Farnese il segretario generale della Cgil lancia lo sciopero generale della scuola, auspicando che la mobilitazione sia unitaria ma avvertendo che la Cgil andrà avanti anche «da sola». Un messaggio chiaro per Cisl e Uil, già su posizioni divergenti nella trattativa con Confindustria sulla contrattazione nazionale. Di fatto, una risposta indiretta a Bonanni, leader della Cisl, che ribadisce la necessità di trovare obiettivi confederali comuni ma a prezzo di addormentare la conflittualità sociale e le rivendicazioni di diritti e salari da parte dei lavoratori.
Per la Cgil non si può aspettare, bisogna «contrastare le politiche dei tagli e la controriforma del Governo» perché non è accettabile il fatto di «pagare di più per avere di meno e favorire la sanità e la scuola privata». Epifani ribadisce che con l'iniziativa del 27 ottobre si vuole dare un segnale forte «per cambiare le scelte sbagliate del Governo che cancellano diritti individuali e collettivi, impoveriscono salari e pensioni, penalizzano giovani, lavoratori, pensionati e il futuro del paese».
«Prende il via un’iniziativa che non si fermerà, se il Governo non inizierà a dare risposte - ha detto Guglielmo Epifani - Non si tratta di creare allarmismi, bisogna semplicemente rendersi conto che viviamo in una condizione di emergenza sociale». E ribadisce che il Governo: «Con la manovra triennale di Tremonti ha addirittura peggiorato la condizione dei lavoratori: stabilire l’inflazione al 4%, lo ricordo, significa che ogni reddito fisso perderà in un anno almeno 350 euro. Questo non riguarda il futuro, è qualcosa che sta accadendo ora, e non lo diciamo solo noi. Ricordo che anche Confindustria, la settimana scorsa, ha detto che la manovra triennale influisce negativamente sul Pil».
22:01
Scritto da: sinistra1945
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lunedì, 22 settembre 2008
Fuggono Cai e Berlusconi. Non passa la linea di accordi separati per azzerare contratti e diritti
Il premier contro la Cgil. Diliberto, «troppo facile attaccare i sindacati, la verità è che contro i lavoratori non si governa». Clima di grande tensione
Oggi la maggior parte dei voli regolari, Alitalia continua a volare, grazie in prima persona ai lavoratori, ma la situazione è drammatica, rimane solo il commissario
straordinario e l'avvicinarsi del fallimento, dopo che ieri la Cai ha ritirato la propria offerta e non ha accolto la controproposta firmata da Cgil e sindacati di categoria. Le sei sigle avevano rifiutato l'offerta di Colaninno e soci che sarebbe stata un disastro per lavoratori (fra esuberi, esternalizzazioni e tagli allo stipendio) e per la stessa Alitalia (trasformata in una mini compagnia, di bandiera solo per 5 anni, probabilmente). Cgil, Anpac, Up, Avia, Anpav e Sdl hanno quindi presentato una loro proposta, che venisse incontro ai soci Cai ma tutelasse tutte le categorie del personale di volo e di terra, con la disponibilità ad aumentare la produttività a parità di stipendio. Ma a nulla è servito lo sforzo dei sindacati autonomi e della Cgil che oggi si vede piovere addosso ingiuste accuse, in primo luogo proprio dagli altri due sindacati confederali, Cisl e Uil, che erano pronti all'intesa sulla proposta della Cai, una prova di accordo separato che potrebbe essere il precedente per giocare allo stesso modo la partita sulla riforma dei contratti nazionali.
«Non ci sono alternative al piano Cai, se non il fallimento della compagnia. E per questo le sigle sindacali che non hanno sottoscritto l'accordo, e in particolare la Cgil, dovrebbero ripensare alla loro posizione» ha detto il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, aggiungendo che possono aprirsi nuove possibilità da parte della newco, anche se di trattativa non si potrà più parlare, «perché la Cai ha ritenuto essersi esaurito ogni margine di negoziato». Bisognerebbe chiedere al ministro quando mai la Cai ha portato avanti una trattativa, visto che Colaninno e i suoi si sono presentati con un piano già bello e fatto e una discussione unilaterale.
Il capogruppo della Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, non ha esitato a definire «un atto criminale» le scelte di Cgil e sindacati autonomi, ma l'affondo arriva anche da Silvio Berlusconi, proprio colui che ha fatto di tutto per far fuori Air France dalla partita Alitalia e che agli amici imprenditori ha messo su un piatto d'argento un'Alitalia “ripulita”, tutta a spese dello Stato e dei lavoratori.
«La situazione è drammatica, potremmo essere di fronte a un baratro - ha detto il premier - Ci sono responsabilità gravi della Cgil e dei piloti. E ci sono anche responsabilità politiche».
Di fronte a queste parole il segretario del Pdci, Oliviero Diliberto, intima al premier di smetterla di fare propaganda sulla pelle dei lavoratori. «Il cinismo che in campagna elettorale ha dimostrato Berlusconi e l'incapacità dimostrata successivamente nel gestire la delicata partita di Alitalia, hanno prodotto questo risultato. Troppo facile addossare la colpa alla Cgil – afferma Diliberto - Sempre contro i comunisti, la sinistra, il sindacato: la verità è che contro i lavoratori non si governa. Questo non è governare, è puro avventurismo».
In serata arrivano anche le precisazioni di Guglielmo Epifani che spiega come la Cgil abbia firmato per il personale di terra, per cui erano a favore della firma anche Cisl, Uil, Ugl e Cgil, mentre non è stato così per il personale di volo «e non si può firmare un accordo separato se si rappresenta meno della metà dei lavoratori. Hanno cominciato a dare la colpa a noi prima che la trattativa fosse finita» dichiara il leader Cgil e sugli attacchi da parte di Berlusconi aggiunge: «Lo scaricabarile sulle responsabilità, soprattutto se preventivo, non è degno di un paese civile. Ora tocca al governo cercare un'altra soluzione, in tutte le direzioni».
Ed intanto si rincorrono voci sul possibile intervento di partner stranieri e in particolare di Lufthansa. Ma i tedeschi sembrano tirarsi fuori, «Alitalia, con il cospicuo debito che ha, non è gestibile per nessuna compagnia aerea», dichiara Claudia Lange, portavoce di Lufthansa. Nessuna apertura per ora anche da British Airways e Air France-Klm, che non commentano gli ultimi sviluppi della vicenda Alitalia.
12:05
Scritto da: sinistra1945
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Afghanistan, nuovo attacco a convoglio italiano
Ferito lievemente un militare
Nuovo attacco ad ad un convoglio di militari italiani in Afgfhanistan, a cinque chilometri da Akazai, nella provincia di Baghdis
Un veicolo Lince è stato investito da un'esplosione di un ordigno collocato sulla strada ferendo un militare. E' il terzo attentato contro le truppe italiane dislocate nell'area occidentale afgana in meno di un mese. Il 7 settembre un kamikaze si era fatto esplodere al passaggio di un convoglio militare italiano nei pressi di Herat dove ha sede il Regional command West (Rc-W). Anche in quell'occasione un mezzo venne danneggiato, ma fortunatamente non ci furono feriti. Il 12 settembre poi quattro razzi erano stati lanciati contro l'aeroporto della città, uno dei più attivi del Paese.
Sono circa 2.350 i militari italiani oggi in Afghanistan, tra la capitale Kabul e la regione occidentale di Herat. Ma secondo i piani della Difesa e le recenti dichiarazioni del ministro La Russa la presenza italiana invece di diminuire potrebbe andare aumentando, a sostegno di una guerra che continua a mietere troppe vittime civili
11:54
Scritto da: sinistra1945
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giovedì, 18 settembre 2008
Pdci e Prc in piazza contro la riforma elettorale del centrodestra
Ferrero, «colpo di Stato che trasformerebbe l'Italia in un'oligarchia». Diliberto, «grave attentato alla democrazia il tentativo di estrometterci dal Parlamento Europeo»
In piazza contro la riforma elettorale proposta dal centrodestra con un volantinaggio per spiegare agli italiani cosa succederà: «Con la proposta di Berlusconi di abolire le preferenze i cittadini non potranno più scegliere i loro parlamentari e con lo sbarramento al 5% vogliono buttare fuori la sinistra dall'Europarlamento»
Così Paolo Ferrero, segretario nazionale del Prc spiega ciò che è avvenuto ieri a Roma, in Piazza Venezia: Rifondazione comunista e Comunisti italiani contro la proposta di riforma della legge elettorale per le Europee avanzata dal centrodestra. Per Ferrero si tratta di «un colpo di Stato che trasformerebbe l'Italia in un'oligarchia, in cui i due o tre segretari di partito deciderebbero tutti gli eletti». In piazza anche gli ex capogruppo del Pdci alla Camera e al Senato, Pino Sgobio e Manuela Palermi.
Infatti è già iniziata in commissione Affari costituzionali della Camera la discussione sulla modifica della legge elettorale per le elezioni europee che si terranno nella prossima primavera. Il relatore di maggioranza è Peppino Calderisi (Pdl) che ha illustrato la posizione della maggioranza: correzione del sistema proporzionale con l'introduzione del quorum al 5%; la cancellazione del voto di preferenza per allineare le norme elettorali delle europee con quelle vigenti per l'elezione del Parlamento italiano.
«E' un grave attentato alla democrazia il tentativo di estrometterci dal Parlamento Europeo» così il segretario nazionale dei Comunisti italiani, Oliviero Diliberto spiega le ragioni della presenza in piazza. «Se per il Parlamento nazionale si possono proporre sbarramenti adducendo ragioni di governabilità – continua Diliberto - per il Parlamento Europeo, luogo di rappresentanza politica, è un grave attentato alla democrazia rappresentativa il fatto di voler imporre a colpi di maggioranza una legge con uno sbarramento alto, al solo scopo di eliminare la sinistra».
21:45
Scritto da: sinistra1945
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Fiat, 8 ore di sciopero contro licenziamenti ingiusti
Proseguono le settimane di cassa integrazione. Per la Cgil è aumentata in tutta Italia del 15,4%
Domani, venerdì 19 settembre, i lavoratori Fiat sciopereranno
per 8 ore per ogni turno di lavoro contro l'ingiusto licenziamento di 8 colleghi, rei soltanto di aver contestato nel 2006 l'accordo contrattuale presentato dai sindacati.
Nel febbraio di due anni fa, nello stabilimento Fiat di Pomigliano, Fiom, Fim, Uilm e Fismic, in un'assemblea sindacale con una grossissima partecipazione operaia, prospettarono l'accordo per il rinnovo del contratto collettivo nazionale dei metalmeccanici ricevendo il no e la decisa protesta dei lavoratori. Proprio a seguito di tale contestazione furono colpiti con il licenziamento 8 operai, appartenenti allo Slai Cobas di Pomigliano.
I lavoratori della Fiat organizzarono allora numerose iniziative, a difesa dei colleghi licenziati ma anche, più in generale, della democrazia sindacale e del diritto al dissenso. In seguito il giudice intimò la riassunzione dei licenziati ma ieri, con una sentenza vergognosa, il tribunale di Nola ha ribaltato la sentenza di 1°grado che imponeva alla Fiat di reintegrare gli 8 lavoratori, che ora sono di nuovo senza posto di lavoro.
A difesa del confronto fra i sindacati e i lavoratori e contro il restringimento degli spazi democratici sui posti di lavoro e nella società, che con questo governo si fa sempre più tangibile, i dipendenti Fiat sciopereranno domani. In un clima che non è dei più favorevoli, di fronte ad una trattativa sui contratti nazionali più che mai difficile e con lo spettro della cassa integrazione. Infatti già da settembre l'azienda automobilistica ha avviato la cassa integrazione nei maggiori stabilimenti. Al rientro dalla pausa estiva i cancelli di Mirafiori non si sono aperti per ben 4 mila operai, una settimana di cassa integrazione a ottobre e due a novembre ci saranno a Termini Imerese, una al mese a Melfi. Ma proprio in queste ore è arrivata la notizia che ad ottobre le settimane di stop nello stabilimento di Melfi passeranno a due.
Ma il ricorso alla cassa integrazione, purtroppo non riguarda solo la Fiat in Italia e i dati elaborati dall'osservatorio Cgil sulla cassa integrazione ordinaria e straordinaria sono preoccupanti. Rispetto al primo semestre 2007, nel 2008 la cassa integrazione ordinaria è aumentata del 15,4% e le aziende interessate sono salite del 24,5%. Ciò significa più di 50 mila posti di lavoro a rischio.
21:24
Scritto da: sinistra1945
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Mosca lancia la sua “offensiva” contro Washington
Firmati i trattati di cooperazione con Abkhazia e Ossezia del sud ma anche accordi con Cuba e Venezuela
Firmati al Cremlino dal capo dello Stato i trattati di cooperazione tra la Russia e l'Abkhazia e Ossezia del sud che impegnano la Russia
a difendere militarmente le due regioni con basi militari di 3800 soldati ciascuna. «La ripetizione di un'aggressione da parte della Georgia porterebbe ad una catastrofe su scala regionale. Noi non permetteremo una nuova avventura militare e nessuno deve farsi illusioni su questo», ha affermato Medvedev. Cooperazione militare quindi ma anche diplomatica ed economica, con una unificazione delle risorse energetiche, delle telecomunicazioni e dei trasporti. «Si apre una nuova era per entrambe le repubbliche», hanno sottolineato Eduard Kokoity e Serghei Bagapsh, i presidenti delle due repubbliche secessioniste.
Riaperto poi dal Cremlino anche il fronte dell'Artico, infatti Mosca ha deciso di fissare a breve i suoi confini per poterne sfruttare le immense risorse.
Nuova corsa al Polo Nord, «il nostro principale obiettivo è fare dell'Artico una riserva di risorse per la Russia del XXI secolo», ha spiegato Medvedev «secondo gli esperti, la piattaforma continentale dell'Artico potrebbe ospitare circa un quarto delle riserve mondiali di idrocarburi». Una torta che la Russia si contende con Usa, Canada, Norvegia e Danimarca (tramite la Groenlandia) alle quali l'Onu ha già chiesto di sottoporre le loro rivendicazioni territoriali entro maggio 2009.
Ma non è solo il fronte del Nord ad andare avanti, infatti in America latina continuano a rafforzarsi i legami della Russia con quei paesi che si sono ribellati dalla lunga mano di Washington. Una delegazione russa guidata dal vice premier Igor Sechin ha già visitato Cuba e Venezuela ed effettuerà la sua tappa finale in Nicaragua.
Per Caracas con Mosca «stiamo cooperando in materia di energia, economia, educazione, tecnologia e in campo militare» spiega il vicepresidente venezuelano Ramon Carrizales e il ministro della Difesa venezuelano Gustavo Rangel aggiunge che la cooperazione militare sviluppata di recente con la Russia è una forma di tutela di fronte «alla minaccia della 4/a flotta statunitense» che il governo Bush ha deciso di ripristinare, dopo 50 anni, nell'Atlantico meridionale.
Accordi anche con Cuba, a cui la Russia darà una mano a creare un centro spaziale. «Inizialmente abbiamo discusso la possibilità di creare un centro spaziale a Cuba con la nostra partecipazione - ha detto Perminov, membro della delegazione ufficiale di Mosca - poi noi e i nostri colleghi cubani abbiamo parlato anche della possibilità di impiegare le navicelle spaziali per studiare il pianeta e di usare congiuntamente i sistemi spaziali di telecomunicazione».
21:14
Scritto da: sinistra1945
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